Time won’t change you
Money won’t change you
Drugs won’t change you
Religion won’t change you
Mi chiamano Agrado, perché per tutta la vita ho sempre cercato di rendere la vita gradevole agli altri. Oltre che gradevole sono molto autentica: guardate che corpo, tutto fatto su misura! Occhi a mandorla, ottantamila. Naso, duecento, buttate nell’immondizia, perché l’anno dopo me l’hanno ridotto così con un’altra bastonata. Lo so che mi dà personalità, però se l’avessi saputo, non me lo toccavo. Continuo. Tette, due, perché non sono mica un mostro! Settanta ciascuna, però le ho già super-ammortizzate. Silicone nei…
Labbra, fronte, zigomi, fianchi e culo. Un litro sta sulle centomila, perciò fate voi il conto perché io l’ho già perso. Limatura della mandibola, settantacinquemila, depilazione definitiva col laser, perché le donne vengono dalle scimmie tanto quanto gli uomini, sessantamila a seduta, dipende da quanta barba una ha, normalmente da una a quattro sedute. Però se balli il flamenco ce ne vogliono di più, è chiaro. Bene, quello che stavo dicendo è che costa molto essere autentica, signora mia. E in questa cosa non si deve essere tirchi, perché una è più autentica, quanto più somiglia all’idea che ha sognato di se stessa.
L’immersione nella finzione filmica produce l’effetto di separare, tanto più fortemente quanto più il film piace, gruppi e coppie che erano entrate insieme in sala e provano talvolta un certo disagio a ritrovare quello stare insieme quando ne escono.
(Occorre, nei momenti di migliore intesa, un momento di silenzio accettato in comune, perchè le prime parole scambiate non stonino: anche se commentano il film, ne segnano la fine perchè riportano con sè l’attività, il risveglio, la compagnia. Il fatto è che, in un certo senso, si è sempre soli al cinema, ancora una volta un po’ come nel sonno.)
C.M.

A mezzanotte o giù di lì.
Swing Swing Swing.
Anche Strindberg era un incompreso.
One of these days.
L’eterno ritorno di C.
Sconforto del giovedì (16 febbraio 2012 ore 11:14 circa).



